Sentiero Flaibani della forcella Val d’Arcia e giro attorno al monte Pelmo

9 settembre 2018
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Sentiero Flaibani della forcella Val d’Arcia e giro attorno al monte Pelmo

L’imponente e solenne tronco di piramide del monte Pelmo, con agganciato il Pelmetto, è un monoblocco isolato che si eleva sopra gengive di imponenti ghiaioni con austere pareti che raggiungono anche i mille metri d’altezza.
E’ uno dei pochi gruppi dolomitici aggirabile, in condizioni climatiche favorevoli, con una escursione relativamente facile, dal dislivello e lunghezza non eccessivi, praticabile in giornata dagli escursionisti allenati e preparati alle camminate dolomitiche.

Il giro del Pelmo-Pelmetto è una delle escursioni indimenticabili e imperdibili per l’escursionista ammaliato dalle Dolomiti. Il sentiero Flaibani, che copre l’anello tra il rifugio Città di Fiume e il rifugio Venezia, passando per la forcella Val d’Arcia, è uno dei tratti dell’altavia n.1 delle Dolomiti.

L’escursione ad anello può essere fatta, indifferentemente, sia in senso orario che in senso antiorario, e perché non farla in tutte e due i sensi, vista la meraviglia e la bellezza di questi luoghi.
All’escursione principale sono abbinabili, e consigliabili, due varianti/digressioni.
– La salita al masso delle orme di dinosauri, breve e ripidissima, tuttavia molto interessante.
– La variante per il rifugio Città di Fiume, che allunga di qualche chilometro il percorso e aumenta di un centinaio di metri il dislivello, e raggiunge la fantastica posizione panoramica del rifugio, uno tra gli scenari più spettacolari e famosi delle Dolomiti. In questo caso conviene partire dal parcheggio all’inizio della stradina di malga Fiorentina e del rifugio Città di Fiume, lungo la strada della Val Fiorentina verso Selva di Cadore.
il giro in senso orario
Partiamo dal passo Staulanza (m.1770) e saliamo subito rapidamente il bosco ai piedi del Pelmetto, mirando verso sinistra il grande ghiaione nord/ovest del Pelmo. Tralasciamo subito il sentiero che resta più basso e che conduce più direttamente al rifugio Città di Fiume.
Usciti dal bosco un tratto di leggera discesa ci permette di attraversare facilmente l’imponente ghiaione con la problematica grande frana che da qualche decina d’anni incombe minacciando la sottostante stradina di malga Fiorentina. Non seguiamo, a vanvera, qualche traccia di sentiero che vuole aggredire il ciclopico ghiaione, ma raggiungiamo il bivio (circa metà ghiaione) dove dal sentiero diretto a forcella Forada si dirama il ripido sentiero della Val d’Arcia. Segnalazioni sui massi.
Ci aspetta la faticosa salita che ci dà l’impressione di essere infinita e inarrivabile, però in alto troviamo un pulpito con magra erba che racchiude la conca dell’alta Val d’Arcia. Un minimo di respiro e subito riprende la salita via via più faticosa, dove annaspiamo tra massi di frana e ghiaie semoventi, restando sempre sulla sinistra alla base delle rocce delle Cime d’Arcia, non prima di aver incontrato il sentiero Flaibani che sale direttamente dalla forcella Forada.

L’arcigna forcella d’Arcia (m.2476) è raggiunta e ci affaciamo sul colossale vallone che precipita verso la valle del Boite.
Già ci preoccupa la discesa, a prima vista rognosa e piuttosto impressionante.
Scendiamo restando sulla destra, sotto le rocce del Pelmo. Il ghiaione è ripidissimo ma morbido di ghiaia semovente e con diversi zig-zag caliamo facilmente e molto rapidamente di qualche centianio di metri, dove emergono rocce più articolate e dove bisogna prestare attenzione e tenere verso destra, sotto le pareti, per guadagnare una specie di cengione con evidenti tracce di passaggio.
E’ il tratto un po’ più impegnativo, vi sono un paio di cordini metallici a facilitare la traversata, tuttavia in condizioni ideali e senza neve o ghiaccio si rivela facile e possiamo tranquillamente camminare senza problemi. Prestiamo comunque attenzione e concentrazione, osserviamo che tutto il tratto è martoriato da grossi sassi caduti dall’alta parete soprastante, considerando che è meglio muoversi rapidamente senza indugi.

Raggiungiamo una simpatica forcella dove terminano le difficoltà, pur minime, e dalla quale possiamo ammirare il vallone est e il ghiaione che scende verso il rifugio Venezia, che si intravvede in lontananza.
La discesa è facile, passiamo proprio sotto le prime rocce all’attacco della via normale di salita al Pelmo, e raggiungiamo il rifugio Venezia (m.1950) ai Campi di Rutorto, dove è d’obbligo una sosta ristoratrice.

Siamo ad appena metà del percorso ed ora si tratta di aggirare tutto il versante sud del Pelmo-Pelmetto.
Dal rifugio scendiamo nel valloncello sotto le rocce del Pelmo, sotto un alto salto roccioso che a volte si trasforma in cascata quale sbocco dell’alto arco roccioso della cima Pelmo.
La risalita dal vallone si rivela un po’ faticosa, tra mugheti imponenti raggiungiamo il colmo proprio sotto uno spigolo roccioso fortemente strapiombante, detto Dambra (=zoccolo) per la forma caratteristica. La parte faticosa del giro è già alle spalle e possiamo godere il lungo sentiero a leggeri saliscendi tra mugheti e qualche radura, ammirando il versante sud del nostro monte e tutto il versante est del gruppo del Civetta.
Tralasciati vari bivi che scendono in Val di Zoldo, raggiunto il bivio del sentiero di salita alle ‘Orme di dinosauri’, possiamo valutare se il fiato ci permette di affrontare il paio di centinaia di metri di ripidissima salita. Per chi non è mai stato ai piedi di quel masso la breve fatica è raccomandabile e il luogo interessante e molto panoramico.
Ripreso il sentiero seguono tratti spesso un po’ fangosi, ma la camminata è ormai cosa fatta e in breve raggiungiamo la Staulanza.
il giro in senso antiorario
Le difficoltà sostanzialmente si equivalgono, tuttavia sono distribuite in maniera diversa. Possiamo quindi valutarle in base alle personali caratteristiche e necessità.
L’anello in questo senso dapprima affronta la lunga traversata, tranquilla e a leggeri saliscendi, del versante sud del Pelmo-Pelmetto. Scesi nel valloncello, la breve risalita un po’ faticosa ci permette di guadagnare il rifugio Venezia.

Ora affrontiamo il grande ghiaione est con una lunga salita moderata e costante che ci fa guadagnare il pulpito della prima forcella, dalla quale ci affaciamo sull’impressionante e, a prima vista, temibile vallone d’Arcia.
Segue il tratto un po’ difficoltoso, sostanzialmente un articolato cengione quasi in piano.
Raggiunto il fondo del ghiaione ci aspetta il tratto veramente faticoso. La salita è ripidissima, ma senza particolari difficoltà, più corta della salita dalla Val d’Arcia sul versante nord-ovest.
Il paio di centinaia di metri di dislivello è davvero micidiale e ci costringe a sbuffare come una macchina a tutto vapore.
Devastanti per la fatica, impensabili per coloro che non hanno mai affrontato questo genere di ripidi ghiaioni dolomitici, queste rampe temperano inossidabilmente la nostra psicologia.
Anche da questo versante l’arcigna forcella d’Arcia è raggiunta e le fatiche della salita finalmente terminate.

Dobbiamo prestare attenzione al seguire con cura le tracce che scendono al centro del vallone e subito verso destra (Cime d’Arcia), tralasciando invitanti tracce che corrono sotto le rocce a sinistra (Pelmo), ma che poi mirano alla forcella Rossa (prestigiosa meta per lo sci-alpinismo) oppure si perdono scendendo verso il grande ghiaione e la frana, con difficoltà e pericoli sproporzionati per l’escursionista.
All’inizio la discesa è ripidissima nella morbida ghiaia semovente e tra grossi massi. Raggiunto l’alto pulpito del vallone d’Arcia proseguiamo per la ripida discesa del ghiaione, facile e piacevole in discesa, fino a raggiungere l’importante sentiero della traversata Staulanza-Forada.
Verso sinistra, con qualche contropendenza, riguadagnamo il passo Staulanza.

Le descrizioni e i tempi di percorrenza sono indicativi al solo scopo di dare una indicazione preventiva, l’Hotel non risponde di eventuali cambi percorsi, chiusure strade o sentieri. Prima di partire informarsi negli Uffici di informazione turistica locali o presso le guide alpine. Si consiglia di utilizzare abbigliamento e calzature da montagna