Dolomiti: Monte Pelmo – impronte di dinosauri sul masso di frana al Pelmetto

20 luglio 2016
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Dolomiti: Monte Pelmo – impronte di dinosauri sul masso di frana al Pelmetto

Forcella Staulanza – Zoldo Alto (Belluno)

Un grosso masso franato dal paretone sud-ovest del Pelmetto giace instabile sul ghiaione.
L’occhio curioso e clinico di Vittorino Cazzetta – di Selva di Cadore – ‘scoprì’, qualche decennio fa, che quelle fossette su quell’enorme masso erano le tracce di almeno tre dinosauri che si trovavano a camminare sul fango del bagnasciuga duecentoventi milioni di anni fa.
A Vittorino Cazzetta, scomparso misteriosamente tra le ‘sue’ montagne e ritrovato dopo un anno di ricerche, è ora dedicato il Museo Civico della Val Fiorentina, dove è conservato “l’Uomo di Mondeval”.

Nel museo vi è una sezione dedicata alla geologia dolomitica e al masso del Pelmetto in particolare, con il grandioso calco (il più grande di questo genere) delle impronte e i modelli in scala naturale di quei piccoli dinosauri progenitori dei ben più noti e colossali mostri.
Era l’inizio del Norico, Triassico Superiore, la prima grande fase della costruzione dolomitica era terminata, le grandi scogliere coralline sviluppatesi per oltre cinquanta milioni di anni, per una potenza addirittura di millecinquecento metri, giacevano sommerse e riempite dai depositi vulcanici. Si stavano sviluppando le prime forme di mammiferi e gli uccelli ancora non volavano nell’aria.
Era appena avvenuto un avvenimento cruciale nella formazione dolomitica, il mare dove si erano sviluppate le grandi scogliere tropicali era completamente riempito di depositi e per un brevissimo tempo si forma una vastissima pianura paludosa, una specie di enorme salina, dove si depositano quelle sfavillanti strutture di colori che sono i pochi metri di potenza degli ‘Strati di Raibl’. Sono questi il fragilissimo inconsistente piedistallo dove inizierà, poco dopo, il deposito di nuovo materiale calcareo proveniente dalla disgregazione di catene montuose poste più a sud, per capirci dove ora si trova la pianura padana. Inizia una nuova fase di subsidenza ed il mare comincia a riprendere possesso di quell’enorme pianura nella cui pancia, per millecinquecento metri di profondità, stanno maturando quelle rocce che diverranno la ‘dolomia dello Sciliar’.

E sul fango di quell’orizzonte vagavano affamati branchi di dinosauri.
Immediatamente su quelle tracce si deposita altro materiale. Le fasi di quelle ondate di materiale di disgregazione le possiamo facilmente vedere negli strati, a volte fitti a volte più potenti, della ‘dolomia Principale’.
La dolomia principale poggia direttamente sugli strati di Raibl, come dire, poggia sul nulla di terriccio inconsistente. Nelle successive fasi di emersione-innalzamento, avvenute duecento milioni di anni dopo (appena venti milioni di anni fa quindi e continua tutt’ora), quelle enormi bancate collassano formando le spettacolari pareti verticali dolomitiche.

Le descrizioni e i tempi di percorrenza sono indicativi al solo scopo di dare una indicazione preventiva, l’Hotel non risponde di eventuali cambi percorsi, chiusure strade o sentieri. Prima di partire informarsi negli Uffici di informazione turistica locali o presso le guide alpine. Si consiglia di utilizzare abbigliamento e calzature da montagna